Venerdì 5 dicembre 2025 – Proiezione del film FRONTE DEL ROCK

Venerdì 5 dicembre a Gemona del Friuli – Proiezione del film/documentario FRONTE DEL ROCK di Massimo Garlatti Costa.
Fieste di Sante Lussie – Piovega – ore 20,30

Vertigine, Mercenary God e Vanilla Resident sono tre gruppi musicali delle montagne friulane che cercano di emergere. I leader delle bands Simone Piva, Louis Armato e Michele Fusetti ci raccontano cosa significa fare rock in provincia; li seguiamo nella vita di tutti i giorni, mentre lavorano, sempre pensando a come fare per sfondare nel mondo della musica. Simone ci è quasi riuscito, partecipando a programmi televisivi nazionali e sfiorando più volte il successo. Siamo nel 2008. Il documentario si sposta a Londra …..
Con Simone Piva, Louis Armato, Duilio Pontelli, Luciano Silei, Michele Fusetti e molti altri.

LOTTARE E RIALZARSI CON LE GINOCCHIA SANGUINANTI
L’UTOPIA DELLA MUSICA INDIPENDENTE.
IL VIAGGIO DI “FRONTE DEL ROCK”
di Andrea Castelli

“C’è un sacco di gente viva. Ma questa gente non arriverà da nessuna parte, questo è il problema”.
Dalla poco rassicurante analisi di Giorgio Canali, la situazione attuale non sembra includere ciò che la
musica e tutto ciò che la circonda per lungo tempo ha significato e contemporaneamente celato: la
magia. La speranza. Soprattutto la speranza per tutti quei giovani (o anche meno giovani) che
hanno passato ore, giorni, spesso anni, rinchiusi in una stanza o in una cantina a chiudere gli occhi,
con in mano uno strumento, e fantasticare, immaginare, godere di tutta quella che sarebbe
stata, in un futuro vicino o lontano, la loro vita di musica, nella e per la musica.
E tutti con una certezza comune, con una condivisa e meravigliosa visione: che ce l’avrebbero fatta, che
quelle immagini così reali si sarebbero “sicuramente” trasformate in qualcosa di più concreto di
un volo pindarico, e che al riaprire gli occhi non ci sarebbe più stata la necessità di tornare alla realtà,
perche la realtà sarebbe stata differente. Migliore. Accantonando però la visione strettamente
romantica di questa così discutibilmente (secondo alcuni) nobile forma d’arte, e analizzando sadisticamente ciò in cui si è trasformata negli ultimi anni, viene spontaneo chiedersi se la situazione sia
realmente così apocalittica come nelle parole di Canali, se si stia avvicinando davvero, insomma,
una rivoluzione che sancisce la morte della Musica così come è conosciuta per dare inizio a una totalmente differente concezione dell’intero mondo artistico musicale, che rivoluzionerà tutto da cima
a fondo, a partire dalla cantina per arrivare alla distribuzione, e, perché no, anche i sogni.
I tradizionali sogni di gloria, fama e successo, di vivere grazie a ciò che si ama, si stanno sempre più
trasformando in sogni tesi a diminuire il livello individuale di frustrazione . Perché l’unica cosa che
sembra concedere oggi la Musica a chi veramente la ama e ne fa (o vorrebbe fare) una ragione di vita,
sembra una infinita e apparentemente irrimediabile frustrazione. Che con il tempo rischia di
trasformarsi definitivamente in disillusione. Fronte del Rock, il lavoro di Massimo Garlatti-Costa,
ci da una valida panoramica di quello che è il mondo della provincia, partendo nel caso specifico
da piccoli paesi del Friuli, per interrogarsi sulla difficoltà di emergere seguendo le proprie passioni,
partendo da realtà così piccole e cosi semplicemente estranee e lontane da quello che è il grande
mercato del successo. Ed è soprattutto, senza presunzione di trarre conclusioni, un eccellente spunto di riflessione su cosa effettivamente significhi oggi voler fare musica e credere in essa. Anche e soprattutto se si parte da un piccolo paese di montagna. Le storie dei tre gruppi presentati dal regista, ovvero i “Mercenary God”, i “Vanilla Resident” e i “Vertigine” di Simone Piva, viaggiano quasi in parallelo, e si delineano fondamentalmente come storie di frustrazione, sudore, rassegnazione, e fallimento. Parola questa che fa paura, di cui nessuno vorrebbe essere il soggetto destinato a farsene fardello, ma che purtroppo è reale. Storie e persone che alla fine del documentario rimangono dove hanno avuto inizio, in provincia, senza colpi di scena e happy endings. Semplicemente più mature, sudate e rassegnate.
Ma sono anche storie di persone che non mollano, perché non si può dire addio ad una parte di se
stessi, e per quanto faccia male conviverci, non è possibile dimenticare e accantonare qualcosa di così forte, che unisce e al tempo stesso da forza. Dunque tenacia in risposta alla rassegnazione, perseveranza in risposta all’indifferenza. Essere capaci di “prendere un grosso respiro prima di immergersi” citando le parole di Frankie Hi Nrg, per prepararsi dolorosamente, con i polmoni che scoppiano e che fanno male, ad una eventuale, sognata emersione. Ma la situazione oggi è molto complessa. A partire da cosa voglia dire la parola “emergere”. E’ un dato di fatto che il mondo musicale è quasi radicalmente rivoluzionato rispetto a quello che era solo pochi anni fa. Dove emergere, anche in un solo determinato genere o settore, voleva dire dischi venduti, concerti e persone che cantano canzoni scritte da te e che sono parte di te. Questa condivisione del proprio essere con totali sconosciuti che si identificano nelle “tue” parole e
nella tua vita (per rimanere nella visione romantica della Musica), è cambiata, e sta cambiando sempre più. Come già accennato, si sta arrivando a una nuova alba, si stanno facendo le prove generali e presto
illuminerà gli orizzonti di questa arte. O li oscurerà. Apocalittici contro integrati. In una recente intervista ad un artista italiano molto famoso e apprezzato a livello globale, un aneddoto raccontato può divenire un interessante spunto di riflessione. Raccontava come il suo produttore abbia scherzosamente affermato che se avesse riscosso questo successo dieci anni fa, ora starebbe navigando nell’oro. Cosa che probabilmente farà in ogni caso, ma, e questo è il punto interessante, non grazie ai dischi o ai concerti, ma grazie a tutto ciò che ruota intorno al mondo delle settenote. Gli aspetti che si potrebbero analizzare sono molteplici, da che cosa vuol dire oggi emergere a come si realizza la moneta con la musica, ai nuovi
canali di distribuzione, fino ad arrivare al marketing, che sembra avere in molti casi soppiantato il
talento di molti musicisti, spesso tristemente secondario. Si assiste spesso alla creazione di miti o
idoli (fortunatamente passeggeri nella maggior parte dei casi) che possono con la massima tranquillità essere definiti “prodotti”. Ben diversi da quello che sono state le meteore dei decenni passati.
Le vecchie meteore erano canzoni o personaggi, le moderne meteore sono semplicemente prodotti
che svaniscono poichè non soddisfano più le esigenze del consumatore o perchè hanno un difetto
di fabbricazione, diciamo creati con macchine a fecondità limitata. Un ciclo produttivo e poi si compra un nuovo macchinario. Il regista di Fronte del Rock, ci porta al MEI, ovvero il meeting delle etichette indipendenti, un ultimo barlume di speranza per migliaia di persone, che ancora qualcosa di vero e di concreto, di selvaggio possa esistere.È il miraggio della musica indipendente, della possibilità per tutti di poter dire qualcosa e di poter avere la propria occasione. Ma la realtà è ben diversa.
Prescindendo dal fatto che è impossibile che tutti abbiano una possibilità e che ovviamente non tutti siano validi (nonostante le buone intenzioni e la passione, degna in ogni caso di stima), questo
fenomeno aumenta semplicemente il numero di dischi in circolazione, spesso sfruttando gli stessi
musicisti, e diminuisce per una semplice regola matematica dell’inversamente proporzionale, le
possibilità di emergere dal sottostrato, dalla sorta di purgatorio musicale che è rappresentato da
questo fenomeno. Perché una volta il sogno di tutte le band ( o cantanti) era rappresentato dal
Disco.Avere le proprie sporche note fino ad un attimo prima imprigionate nella polverosa sala prove,
ripulite lustrate e racchiuse in un disco. Ed era il punto di arrivo, la massima ispirazione, il resto
sarebbe venuto da se, quasi come logica conseguenza. Ma ora che è molto più semplice averlo, un disco,
dato che le possibilità sono varie, non ultima la costosa autoproduzione, rappresenta solo il punto
di inizio, il primo picchetto nella roccia per raggiungere la vetta dell’Everest. Più importante del supporto è la promozione, il saper sapientemente farlo arrivare alla gente, al pubblico, a far si che qualcuno lo ascolti. E lo ascolti talmente tanto da farselo piacere. Importante è che la persona giusta si accorga dell’esistenza di quella creazione e la promuova nel modo migliore e al passo con i tempi.
Una piccola e doverosa citazione (tralasciando quella sulla meritocrazia in questo campo e sui
giusti canali, che spesso penalizzano la validità privilegiando altro) va alla vecchia e poco saggia
fortuna, ma è ovviamente una tautologia, dal momento che l’argomento della sua utilità e
necessità è intoccabile. La necessità dell’essere al posto giusto al momento giusto non tramonterà mai.
Ma oggi, nel 2008 la tecnologia potrebbe dare una mano a tirare la fortuna dalla propria parte, perché
non sempre è necessario essere al posto giusto, o che la persona che potrebbe cambiare la vita di
una band sia al posto giusto (nel momento giusto). L’avvento di canali come Youtube, come
Myspace, hanno esponenzialmente innalzato le possibilità di essere notati ( e di conseguenza
esponenzialmente abbassato i meriti da dare alla fortuna), e questi stessi canali pullulano, strabordano di tentativi, più o meno riusciti, di far conoscere la propria musica. Al mondo, ma anche alle persone che hanno i mezzi per rendere concreto il virtuale. Certo è che la necessità della scintilla, di quella particolarità che può distinguere e far emergere permettendo di respirare di nuovo dopo essersi immersi (nonostante il grosso respiro preso preventivamente) è ineccepibile, bisogna avere una marcia in più. E lottare.
Ma tornando per un momento all’ artista potenzialmente miliardario (indietro nel tempo), ciò pone il problema della distribuzione. Oggi la musica si scarica, i dischi o cd non si comprano più, o sempre meno, la sensazione di tenere in mano il prodotto, la custodia in plastica, il libretto, il cd stesso e metterlo nello stereo è stato rimpiazzato dal più economico ( e più illegale) utilizzo di un mouse per riempire librerie musicali molto più ampie di qualunque scaffale da cameretta pieno di dischi. E da qui la necessità per i musicisti anche arrivati e apprezzati di reinventarsi, di puntare molto sui concerti, sul contatto diretto con il pubblico, su tour infiniti, su apparizioni televisive e sponsorizzazioni. Paradossale è poi il meccanismo che si inverte per alcuni. Non è raro assistere a fenomeni che vedono protagonisti artisti arrivati, quasi leggende, che abbandonano case discografiche e contratti da Re Mida, per ottenere più libertà e indipendenza, per dedicarsi a cosa vogliono veramente e addirittura per sperimentare nuove forme di distribuzione e realizzazione di prodotti. Senza quei fastidiosi vincoli imposti da produttori che sembrano più architetti di palazzi tutti uguali, con l’anima venduta al diavolo rinunciando alla cosa spesso più importante: l’originalità. E anche perche no, il cuore che si mette in quello che si fa. Non ultimo il caso dei “Radiohead” che, abbandonata la casa discografica, hanno pubblicato il loro ultimo e eccellente album in internet prima che nei negozi, e soprattutto, e qui la rivoluzione, concedendo la possibilità ai fan di acquistarlo al prezzo che si voleva, partendo da un minimo di un cent. Mettendo da parte le polemiche che hanno scatenato, superate ovviamente dagli attestati di stima e di genialità, hanno dato una scossa forte al mondo discografico, che sembra a detta di molti destinato a crollare anche per i prezzi dei prodotti che creano non pochi problemi. Ma questo è un altro discorso. E soprattutto è la causa (o una delle principali) per la quale i supporti stanno cambiando, che ha messo in moto il meccanismo che porterà secondo gli apocalittici alla totale scomparsa del cd nel giro di pochi anni. Una rivoluzione a trecentosessanta gradi che sembra non dovrà lasciare superstiti spazzando via tutto quanto come un feroce tsunami di onde sonore, che mieterà vittime di tutti i tipi, dai supporti, alle case discografiche, alle speranze ai sogni. E nonostante i protagonisti del racconto di Massimo Garlatti-Costa continuino a suonare e a sognare innocentemente, guardando il mondo (musicale) con un sorriso amaro dall’alto delle loro splendide montagne, continueranno a stringere assieme agli strumenti qualcosa che neanche il più
violento degli tsunami può portar via: la passione. E l’amore per qualcosa che non ti spezzerà mai il
cuore. Di conseguenza, e si percepisce anche dalle parole di Simone Piva nel finale del documentario,
“ci si può sentire abbattuti, con la voglia di lasciar perdere, ma poi ci si rialza e anche con le ginocchia
sanguinanti si continua a lottare”. E fin quando ci sarà un Simone, dei “Vanilla Resident” o dei “Mercenary God” che lottano, l’ entropia musicale rimarrà in sostanziale equilibrio. In natura qualcosa di nuovo nasce quando qualcosa muore, la Musica fa parte della natura, ed è difficile, molto difficile, uccidere una passione.

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